Quale Europa?

Quale Europa

Sfide e perplessita’ di un continente in ginocchio

Il 23 giugno 2016 i britannici hanno espresso la volontà di abbandonare l’Unione europea. Il popolo è sovrano in democrazia ed entro marzo 2017 il Regno Unito presenterà la notifica di recesso al Consiglio europeo. La Brexit è stata una tempesta di inizio estate. Ha scosso i Paesi, facendo tremare i più solidi e dando forza per altre spinte referendarie a quelli che da tempo si muovono a singhiozzo.

L’Unione è in crisi, perché ha forse da sempre viaggiato a velocità diverse: nei prossimi anni dovrebbe essere in grado di progettare piani su larga scala che coinvolgano studenti, ricercatori e risorse da ogni parte del continente in materia di innovazione, salute, economia e previdenza sociale, implementare politiche che facciano sentire i cittadini europei non solo a Bruxelles, ridestarsi dal torpore e agire per obiettivi comuni, perché pensandosi in un mondo globalizzato si è più forti uniti.

Un’altra sfida: il 4 novembre 2016 è stato ratificato l’Accordo di Parigi sulla lotta al riscaldamento globale. I governi devono lavorare insieme: promuovere politiche capaci di arginare la deriva verso cui il mondo sta dirigendosi e implementare la produzione di energie rinnovabili che soddisfino gran parte del fabbisogno energetico di un Paese.

Il 13 dicembre 2016 è stata ultimata la costruzione di un altro muro nel cuore d’Europa, il “Great Wall” della città di Calais. La divisione separa Francia e Gran Bretagna per impedire ai migranti di oltrepassarne i confine. È stato come sentir dire un’altra volta no al progetto di integrazione dei popoli.

Ma l’Europa unita la vuole davvero qualcuno?

La Brexit ha vinto e la sfida dei migranti e della lotta al terrorismo sono solo un’altra zavorra per un’Unione che non accoglie, ma frappone paletti e scarica responsabilità.
Se l’Italia non dovesse superare l’instabilità politica, la continua lotta tra partiti che rappresentano tutti e nessuno, una vittoria alle elezioni che impedisce di governare, la convinzione che beffare il contribuente renda furbi e potenti, se non dovesse comprendere i bisogni dei cittadini, non sarà mai in grado di farsi garante dei loro interessi e per prima cosa nazione, ma si acuiranno le differenze tra una classe politica che guarda a se stessa e un popolo che, non riconoscendosi in nessuna istituzione reale, imploderà.

Se si dovesse tracciare una linea del tempo dalla fine di quest’anno per i prossimi dieci anni, da quante Europa si guarderà?

 

CC.

Credits: cnn.com

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